Alla ricerca del sempre nel mai.

Rieccomi con una di quelle letture che se dici in giro di non aver fatto, alimentano sguardi di disapprovazione profonda. 

Non scelgo mai di leggere un libro in base al successo del momento, per cui anche quando si tratta di veri e propri casi letterari li prendo in mano quando ormai quasi tutti non ne parlano più.  Per  L’Eleganza del riccio sono trascorsi 15 anni dalla pubblicazione in Francia e ringrazio di aver avuto l’occasione di leggerlo in questo periodo della mia vita.

Ai tempi fu un vero successo ma in tanti, se provo ancora a chiedere oggi, non lo hanno amato. E capisco solo parzialmente le ragioni di questo mancato apprezzamento. Probabilmente deriva dal non essere arrivati fino in fondo con la lettura. L’incipit effettivamente risulta di forte impatto e senza raccontare troppo, devo ammettere di aver trovato la lettura faticosa nella prima parte. Andando avanti c’è però molto di cui far tesoro.

All’inizio il testo può infatti risultare di difficile comprensione dati i lunghi e articolati periodi, le dissertazioni filosofiche eccessive. Uno stile più snello avrebbe sicuramente aiutato anche ad apprezzare maggiormente l’introduzione delle due figure principali, che vengono subito presentate in maniera estremizzata, inverosimile.

Il personaggio di RenèèPortinaia-intellettuale, può anche risultare realistico. Mi ha affascinata molto con questo suo aspetto trasandato e con il suo fare ritroso che, pur rispecchiando fedelmente lo stereotipo della portinaia, utilizza a protezione della sua più intima e reale essenza, proprio come un riccio con la sua corazza acuminata.

Ma la figura di PalomeAdolescente-cinica che sembra aver capito già tutto della vita a soli 12 anni, no. l suoi Pensieri profondi e le riflessioni che appunta sul suo Diario del movimento del mondo, li ho trovati decisamente eccessivi.

Ad un certo punto però, ecco che appare la figura di Monsieur Ozu, il nuovo inquilino giapponese; il ritmo della narrazione cambia e la storia si fa più essenziale. Inizia un rapporto di stima e amicizia sincera tra i tre personaggi (cade il muro delle “ostilità” tra generazioni e classi sociali) e il testo si fa più ritmico e comprensibile, rendendo la lettura della seconda parte del libro più piacevole. 

Nel complesso, ritengo che questo libro sia ironico e commovente e costellato di tanti piccoli gioielli. I riferimenti a vari aspetti della cultura giapponese arricchiscono il testo in maniera particolare.

Titolo: L’eleganza del riccio

Titolo originale: L’élégance du hérisson

Autrice: Muriel Barbery

Editore: Edizioni e/o

ISBN: 978-88-6632-478-2

“Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. È come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai.

Sì, è proprio così, un sempre nel mai”

Ma c’è una cosa che più di tutte mi ha fatto apprezzare questa lettura:

“La ricerca dei sempre nei mai. Della bellezza, qui, in questo mondo”.

Un concetto che si fa filo conduttore e che si dipana durante la narrazione della quotidianità dei protagonisti, concretizzandosi nella ricerca dei piaceri e della bellezza della vita nelle opere d’arte, nella musica, nei libri e nei personaggi dei libri, nonché nella natura degli oggetti, degli alberi, della luce del sole, delle camelie. Alcuni passi descrittivi di questo “piacere”, mi hanno incantata, come il riferimento al Levin di Tolstoj o ai monti di Kyoto color flan di azuki de Le sorelle Munekata.

L’epilogo esalterà infine, per quanto amaramente, l’importanza della condivisione di questi “piaceri della vita” e del peso che questa condivisione comporta nelle relazioni sentimentali di amicizia e di amore.

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. indicativo_imperfetto

    Quando ho letto per la prima volta la meravigliosa frase “alla ricerca del sempre nel mai” mi ci sono ritrovavo così tanto e per così tante situazioni che ho pensato l’avesse scritta qualcuno che mi conoscesse a fondo, e invece no. Insomma pensavo fosse sale e invece era zucchero

    1. Nat

      Grazie Alessandro!🤗

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