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Un viaggio chiamato amore

Diciamoci la verità, chi non ama ricevere lettere d’amore?

Ormai non si usa più. Al limite, qualche email degna di nota, ma molto meno romantica di un foglio scritto a mano con cura da qualcuno che ci ritiene importante. Io ho sempre scritto lettere, sin da giovanissima, soprattutto ai miei innamorati. Molte sono rimaste a me, mai recapitate, e ogni tanto me le vado a rileggere per prendermi un po’ giro… Durante l’adolescenza poi, tenevo una corrispondenza o un diario con le mie amiche più care, tesori per me oggi inestimabili.

Questo per dirvi che tra le mie letture preferite ci sono, senza dubbio, i romanzi epistolari, quelli che raccolgono lettere e messaggi di persone realmente esistite o che rappresentano la forma con cui l’autore ha deciso di dar voce ai propri personaggi. Tra i primi potrei citarvi Lettere a Ofelia, la sfortunata fidanzata del mio amato Fernando Pessoa, oppure le prossime che ho intenzione di sfogliare, Lettere a Bruna, che racchiudono la tardiva, ma ardente passione di Montale per una giovane poetessa brasiliana.

Stavolta però ho scelto uno scambio forse non a tutti noto, tra due grandi artisti: Sibilla Aleramo e Dino Campana. Sibilla Aleramo l’ho letta per la prima volta al liceo, grazie a una prof. di lettere che ci faceva fare letture poco convenzionali come Una donna, il primo romanzo femminista della letteratura italiana, in cui la scrittrice racconta il suo personale e travagliato percorso, suscitando scalpore e polemiche. Dino Campana è l’autore dei Canti orfici, un giovane poeta vagabondo, con una storia di vita altrettanto inquieta, vissuta in parte in istituzioni totali a causa di un disagio psichico.

Nell’estate del 1916 i due s’incontrano dopo qualche scambio epistolare. Lei rimasta colpita dalle poesie di lui, lui dalla fama di lei; si vedono e qualcosa esplode loro dentro. Nasce subito un legame intenso e assoluto. Lei cercherà di supportarlo anche professionalmente, gli passa alcune traduzioni, tenta di mantenerlo coi piedi per terra, ma qualcosa va storto e la burrasca si abbatte sulle loro teste. Una gelosia irrefrenabile alimenta le fantasie del poeta e i due inizieranno un’altalena di fughe e riprese, coinvolgendo anche gli amici, in un crescendo di sentimenti contradditori ed esasperati.

“Perché non ho baciato le tue ginocchia? […] Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m’avevi portata così lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l’acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me! […] Ho visto i miei occhi stamane, c’è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura.”

Titolo: Un viaggio chiamato amore. Lettere 1916-1918

Autori: Sibilla Aleramo, Dino Campana

Editore: Giangiacomo Feltrinelli

ISBN: 9788807490064

“Rina io potrei rinunciare a te, ma per sempre. Così bella come un rêve potrei dimenticarti solo per andare molto lontano e non tornare più. Davanti alle cose troppo grandi sento l’inutilità della vita. Ieri il mare era discretamente bello. Sono andato di notte al mare.”

Non voglio raccontarvi per filo e per segno la loro storia d’amore, si dipana nelle lettere da lei custodite fino alla vecchiaia, e non c’è molto da aggiungere. Posso dirvi però che si tratta di una storia travagliata e travolgente, un viaggio che ha per destinazione un luogo lontano da quello agognato dai due amanti, poiché troppo prossimo alle disillusioni della vita.

Per approfondire ulteriormente, vi lascio il link dell’omonimo film con Laura Morante e Stefano Accorsi: Un viaggio chiamato amore – RaiPlay

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Silvia

    Anche la me adolescente si scriveva fiumi di parole con le amiche del cuore 😍

    1. Sale

      Wowww, let’s do it! Adesso che siamo lontane… 😭

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