Storie di ieri in Romanzi di oggi.

Navarra Editore è una casa editrice indipendente siciliana che dal 2003 si occupa di dare voce, tramite la parola scritta, a giovani autori o scrittori già affermati che dimostrino una particolare attenzione a temi di impegno civile e sociale. In particolare, si adopera perché la parola sia, e diventi sempre più, un’arma efficace nella lotta contro la mafia.

La collana Narrativa in particolare, è una raccolta di di racconti e romanzi di autori contemporanei che riportano con la propria particolare sensibilità il proprio punto di vista su fatti ed eventi della realtà di ieri e di oggi, donando una chiave di lettura delle vicende riportate attraverso la quale ognuno può poi fare una riflessione e un approfondimento.

Di questa collana, mi sta a cuore presentarvi in particolare tre titoli e i rispettivi autori:

Titolo: Le ricamatrici

Autrice: Ester Rizzo

ISBN: 978-88-98865-78-9

Titolo: Malavita

Autore: Giankarim De Caro

ISBN: 978-88-98865-80-2

Titolo: Non con un lamento

Autore: Giorgio Di Vita

ISBN: 978-88-98865-15-4

______________________________ In Le ricamatrici, Ester Rizzo rimette insieme in forma romanzata, i pezzi della vita della cooperativa La rosa rossa, fondata in un piccolo paese della provincia di Caltanissetta alla fine degli anni settanta, da Filippa Rotondo e dalle sue compagne di lavoro. Donne che, come sottolinea Gaetano Savatteri nella prefazione da lui curata, in una piccola realtà, in cui a prevalere è la prevaricazione e la prepotenza tipica di una società patriarcale, hanno il coraggio e la forza di alzare lo sguardo dai loro preziosi lavori di ricamo, per lottare e rivendicare i loro diritti di donne e lavoratrici. Mi è rimasta impressa la dolcezza dell’animo della protagonista principale; una donna che sa affrontare le difficoltà e superare le fatiche materiali e morali che le si presentano dal momento in cui decide di lottare per ottenere il riconoscimento che sentiva di meritare per sé e per le sue compagne. È questa una storia accaduta nel passato, ma che ci parla di una condizione della donna lavoratrice ancora oggi perpetuata e troppo spesso sottovalutata.

“Decisi di raccogliere le lacrime di rabbia di tutte queste donne e di trasformare la loro disperazione in lotta”.

______________________________ In Malavita, Giankarim De Caro racconta senza nulla tralasciare e senza mai cadere nella banalità, la storia di due generazioni di donne sole che, per sopperire alla fame e alla povertà, si tramandano il mestiere di meretrici. Il periodo e lo scenario sono quelli di una Palermo in declino, sventrata poi dai bombardamenti della seconda Grande Guerra. Gli “uomini” che gravitano attorno alle figure femminili di cui si narra, a partire dal padre, passando poi agli uomini di alta casata del luogo e in fine ai soldati americani, non fanno altro che perpetuare la condizione per cui la vendita del proprio corpo per queste donne rimane l’unica arma contro l’impotenza determinata dalla mancanza di altri mezzi e dalla paura. Questo finché l’unica sopravvissuta, non troverà il modo di mettere fine al vincolo che quasi come una maledizione, ha tenuto schiave lei, sua madre e le sue sorelle. Anche in questo caso l’autore alla chiusura del racconto, riporta un’immagine della società odierna che è cambiata nell’aspetto ma non nella sostanza; lo sfruttamento della prostituzione rimane un male contro il quale non si è ancora trovata una cura.

“Le parole di Provvidenza furono talmente decise che Silvestro ne rimase impaurito e, da quel giorno, il loro rapporto cambiò. Non più figlia ubbidiente, ma donna padrona di se stessa”.

_______________________________ In Non con un lamento, Giorgio Di Vita racconta di sé stesso. Da ragazzo di origini siciliane, nato e vissuto a Roma, che trascorreva le sue estati tra Cinisi e Terrasini, si ritrova uomo adulto legato ad un particolare periodo del suo passato, come chi abbia un conto in sospeso che non riesce a chiudere. Quello che mi è parso manifestare l’autore, è un forte desiderio di voltare pagina, di ottenere un chiarimento, che sia definitivo, col suo vissuto. Ma purtroppo, questo taglio-riconciliazione con la storia non dipende solo da lui, come può succedere a chi si ritrova coinvolto in eventi drammatici indipendentemente dalla propria volontà. In questo caso l’autore, ragazzo e uomo, si ritrova ad affrontare ciò che è rimasto del suo rapporto di amicizia con un altro ragazzo che come lui ha cercato di lottare per liberare la sua terra dal cancro della mafia, e ad elaborare la sua morte prematura e violenta, per mano di Cosa Nostra. Il ragazzo che si racconta in queste pagine è infatti legato da un sentimento di amicizia con Peppino Impastato, figura che verrà riportata alla ribalta dal film “I cento passi” e di cui solo dopo diversi anni di lotta da parte della madre e del fratello, verrà messa in luce la reale portata.

“Ora vorrei, invece, ricordare e comprendere il senso di ciò che eravamo (ero) e sapere quanto mi porti ancora addosso di quell’esperienza.”

In ognuno di questi tre i romanzi, ho trovato che la voce dei protagonisti, attraverso la penna del narratore, si manifestasse come un urlo di rivendicazione.

Rivendicazione del diritto al lavoro delle donne.

Rivendicazione del diritto alla libertà delle donne.

Rivendicazione del diritto alla verità e alla memoria di un ragazzo ucciso dalla mafia.

Per tutti, rivendicazione del diritto ad una vita vissuta con dignità.

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