“Non maledire ciò che viene dal cielo. Inclusa la pioggia.” E. Shafak.

Così si apre e così si chiude il testo del libro. La pioggia è uno degli elementi che ti accompagnano lungo la storia e che assume un significato che va la di là della sua fisicità quale agente atmosferico e rimanda a qualcosa di sacro

“perché niente cade dal cielo di propria volontà: dietro c’è sempre Allah l’Onnipotente.”

Titolo dell’opera: “La bastarda di Instanbul”.

Titolo originale dell’opera: “The bastard of Instanbul”.

Autrice: Elif Shafak.

Traduzione di: Laura Prandino.

Prima edizione Rizzoli: 2007

Prima edizione BUR: 2011

Decima edizione Best BUR: settembre 2019

ISBN 978-88-17-06409-5

Foto di © Owen Franken.
Disegno di Linda Holt Ayriss.

E dalla pioggia, si passa alla città, ai suoi vicoli, ai profumi e ai suoi molteplici colori. Ad Asya e Armanoush e alla storia della loro famiglia. Alla ricostruzione di un legame del tutto inaspettato.

Ceci, grano, riso, zucchero, nocciole tostate, pistacchi e pinoli. Uvetta, fichi e albicocche secche, scorze di arancia. Essenza di vaniglia e acqua di rose. Infine, per guarnire, mandorle affettate, chicchi di melograno e una spolverata di cannella. Ingredienti e aromi che si trovano sparsi per tutto il libro insieme ai nomi di tanti piatti tipici e di questo dolce, l’ashure, che come in un pasto regale arriva alla fine con la sua dolcezza/amarezza. Ma non solo, quegli ingredienti in particolare fanno parte della struttura del testo in un modo significativo e hanno un compito che lascio scoprire a voi.

Sono numerosi i libri che vengono citati all’interno del testo:

  • L’Aleph di Jorge Luis Borges
  • Una banda di idioti di John Kennedy Toole
  • Divertimento solitario di William Gaddis
  • La gestione del dolore di Bharati Mukherjee
  • Tutte le opere di Jorge Luis Borges
  • Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse
  • I Mambo Kings suonano canzoni d’amore di Oscar Hijuelos
  • Paesaggio dipinto con il tè di Milorad Pavič
  • La donna gialla e la bellezza dello spirito di Leslie Marmon Silko
  • Il libro del riso e dell’oblio di Milan Kundera
  • La vita è altrove di Milan Kundera
  • Una tomba per Boris Davidovič di Danilo Kiš
  • I fiori del male di Charles Baudelaire
  • Le chimere di Gérard de Nerval
  • Le notti di Alfred de Musset
  • I miserabili di Victor Hugo
  • Il gobbo di Notre-Dame di Victor Hugo
  • Il Contratto Sociale di Jean-Jacques Rousseau

Viene citata Zabel Yessain, “l’unica scrittrice donna che i Giovani Turchi avessero inserito nella lista nera del 1915”. Facendo una ricerca in Italiano si trova poco di lei, tantissimo in Inglese. Delle sue opere troviamo tradotte in Italiano: – I giardini di Silihdar, Pequod Edizioni, 2010. – Nelle rovine, Pequod Edizioni, 2008.

E molteplici e diversi gli spunti di riflessione:

  • La questione Turco-Armena;
  • E relativo negazionismo storico turco. “…la storia nazionale della Turchia è basata sulla censura, ma è lo stesso per qualunque Paese. Le Nazioni che si fanno Stato creano i propri miti, e poi ci credono”. “Una come me non può rivolgersi al passato…sai perché? Non perché è troppo doloroso, o perché non me ne frega niente. È che io il mio passato non lo conosco.”
  • Nonché il relativo senso di prevaricazione, offesa ed emarginazione che accomuna i membri della comunità armena che si può riassumere nel Paradosso dei Giannizzeri, che consiste “nell’essere combattuti fra due opposte condizioni esistenziali. Da una parte il passato: un grembo materno di tenerezza e tristezza mescolate a una perenne sensazione di ingiustizia e discriminazione; dall’altra, il futuro: un rifugio pieno di promesse decorato con le scintillanti lusinghe del successo, dove regnano un senso di sicurezza mai sperimentato prima e il conforto di far parte della maggioranza ed essere considerato finalmente normale.”
  • La figura della donna e la sua emancipazione. Descrivendo le serate mondane delle famiglie benestanti l’autrice presenta “due tipi di donne, assolutamente diversi fra loro: le professioniste e le mogli. Le professioniste erano l’epitome della nuova donna turca idealizzata, glorificata e portata a esempio dall’élite riformista.” Queste “avevano la possibilità di farsi strada nella vita sociale, economica e culturale del Paese, a patto che lungo il percorso si liberassero completamente della loro femminilità”. “Le mogli, al contrario, si presentavano in abiti di seta bianchi, rosa confetto e celeste pastello, le sfumature della femminilità, dell’innocenza e della vulnerabilità.” Sembrava che le une e le altre si giudicassero reciprocamente non abbastanza donne“.
  • Il processo di occidentalizzazione della Turchia. “…dovremmo metterci tutti in fila sul ponte del Bosforo e soffiare a pieni polmoni, in modo da spingere la città verso Occidente. E se non funziona, possiamo provare nella direzione opposta, per vedere se riusciamo a spostarla a Oriente”. “Non è bene restare nel mezzo: la politica internazionale non apprezza l’ambiguità.”

Ma in generale, di tutti i protagonisti di questa storia, ognuno con le proprie peculiarità e il proprio vissuto personale, coi propri tormenti interiori e il proprio modo di vedere le cose, qualcosa rimane dentro. In questo libro, anche lo spazio tra le righe ha qualcosa da dire.

Buona lettura.

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Questo articolo ha un commento

  1. Ottima recensione, precisa, analitica e accorata… Mi è venuta proprio voglia di leggere il libro, soprattutto dopo la citazione delle tante spezie elencate. Grazie 🙂

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