L’orto fascista

Capita ogni tanto che siano i libri a trovare noi, ed è proprio quel che è accaduto con questa opera prima di cui volentieri scrivo le mie impressioni.

Il romanzo narra le vicende di un paesino della Valcamonica, Breno, in tempo di fascismo e si apre con l’inaugurazione di un orto autarchico nel 1943. La guerra non è ancora finita e gli assediati sono costretti a vivere con gli occupanti, pochi ma vendicativi. C’è chi si adegua e chi non ce la fa ad accettare i soprusi dei tedeschi e dei piccoli, meschini fascisti ancora al potere, e organizza un attentato con inevitabili conseguenze.

I personaggi sono descritti nella loro irrimediabile umanità, con i loro desideri e le loro imperfezioni, offrendoci diversi specchi dell’anima in cui rifletterci. Come ci si sente ad essere dominati da un potere crudele e non riconosciuto? Si muore dentro, si ribolle di rabbia, si accetta passivamente, si cospira segretamente e si contrattacca attivamente, come succede qui? Come ci si sente davvero, in una realtà fatta di guerra, di ingiustizia e di paura, ma anche di mancanze, di voglie e di vizi da soddisfare? Masina ci racconta questa storia in maniera efficace, con una punta di ironia e una ricca proprietà di linguaggio che accompagna lo scorrere delle pagine in un crescendo emozionante. Una volta iniziata la lettura, non ci si ferma più e molteplici sono gli spunti di riflessione, storici e non, che offre.

Proprio mentre leggevo il romanzo poi, mi sono ritrovata ad approfondire – per questioni professionali – la pedagogia fascista (mamma mia, che brutta cosa affiancare questi due termini) e ho a lungo riflettuto sulla pervasività della propaganda, sulla costruzione della personalità individuale da parte del regime e, come sempre, sulla libertà. Non mi ero mai resa conto prima d’ora – che ignoranza – che Luce dell’Istituto Luce non è una parola ma un acronimo, tra l’altro un po’ così, de L’Unione Cinematografica Educativa. Educativa, ecco.

Tra i protagonisti del libro i più belli sono i bambini: impavidi e incoscienti, con la voglia di scoprire e crescere, nonostante tutte le privazioni di quel tempo, anche loro furono destinatari di un inquadramento sociale e politico totale, che li voleva tutti uguali e obbedienti, asserviti a un regime ipocrita e codardo che mandava a morire biecamente lo stesso popolo di cui tanto si riempiva la bocca, senza remora alcuna. Cosa pensavano quei bambini del loro futuro? Forse non avevano molto tempo per pensarci. Mi piacerebbe chiederglielo.

Titolo: L’orto fascista

Autore: Ernesto Masina   

Editore: Pietro Macchione

ISBN: 9788865701409

“C’erano ancora degli italiani che professavano lo spionaggio, vigliaccamente, senza esporsi ma per facilitare l’egemonia delle forze occupanti, nonostante queste apparissero sempre più spietate. Quale sarebbe stato il futuro dell’Italia traditrice se le forze armate tedesche avessero avuto, insperatamente, il sopravvento finale nella guerra in corso? Quella di serva del nazismo?”

Come anche mi chiedo, insieme all’autore e con la consapevolezza di non riuscire neppure ad immaginarlo, come sarebbe stata la nostra vita adesso se fosse andata diversamente. Ci ha provato un altro scrittore, Philip Dick, a immaginarlo, con La svastica sul sole, offrendoci la prospettiva da incubo di un mondo dominato da un governo nippo-nazista, uscito vittorioso dalla Seconda Guerra Mondiale.

Amo pazzamente questo autore, se lo avessi conosciuto sarei diventata volentieri una delle sue giovani mogli, eppure ho iniziato tre volte questo libro e non ho ancora avuto modo di portarne avanti la lettura. Forse non era il momento. Forse il momento è adesso, subito dopo L’orto fascista, per continuare a riflettere e mai dimenticare.

Vogliamo ringraziare sentitamente il signor Masina per averci inviato il suo primo romanzo, siamo certe che non sarà l’ultimo che leggeremo!

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Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Grazie, signor Ernesto, e complimenti!

  2. Libro semplice e lineare (in senso positivo); anche per me è stata una lettura interessante!

    1. Te ne sono grato. Se ti potesse interessare ho editato anche “Gilberto Lunardon detto il Limena”, “L’oro di Breno”, un giallo “Il sosia” e prorio sabato 26 ho presentato “Don Arlocchi ed il mistero della statua di MInerva”…….

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