Libri che parlano di libri.

Se c’è una cosa che adoro, è leggere libri che parlano di libri.

Immagino di non essere l’unica divoratrice di libri soggetta a questa deviazione letteraria e se fate un giro on-line, troverete tantissimi titoli sotto questa categoria.

Ve ne parlo perché in questi giorni me ne è capitato sotto mano uno che mi ha dato ispirazione per parlare di questa particolare tipologia di libri.

Vivere con i libri” di Alberto Manguel fornisce, in un’elegia e dieci digressioni, diversi spunti di riflessione sulla lettura, i libri e la loro raccolta in biblioteche, sui sentimenti che ci legano a determinati autori e sulla parola. 

Eh sì, perché non è possibile parlare di libri senza parlare delle parole. La parola che da insieme di suoni, si fa insieme di segni e che fissandosi in raccolte tangibili, sotto forma di libri appunto, diventano “corpo”. Creature viventi le definisce Manguel; da oggetto si fanno soggetto di cui ci si innamora, a cui si fa fede e dal quale diventa impossibile staccarsi senza provare dolore. È questo rapporto “passionale” che l’autore ha con la propria biblioteca che viene messo in evidenza in diverse delle dieci digressioni che compongono il testo.

Secondo voi, può risultare comprensibile a chiunque un rapporto di questo tipo con una cosa che per sua natura è inanimata? Io trovo il concetto piuttosto chiaro, anche se molti potrebbero considerarlo estremo. Il libro porta in sé quelle parole che un giorno hanno catturato la nostra attenzione, che abbiamo fatto nostre e che se rilette a distanza di anni, ci riportano indietro al ricordo di come eravamo. Quante sottolineature e citazioni hanno influenzato il nostro pensiero e il nostro modo di vedere le cose, condizionando spesso atteggiamenti e scelte fatte durante la nostra vita? Tutto questo deriva da un legame tra testo e lettore che possiamo definire, senza tergiversare, sentimentale.

E in questo rapporto, ho come l’impressione che l’autore divenga parte terza; l’incomodo che si finisce facilmente col tradire. Impressione confermata da Manguel stesso quando afferma che quello che chi scrive intende trasmettere, non sarà mai ciò che il lettore percepisce. Ma ci sarebbe veramente tanto da discutere. Preferisco riportare un elenco di questioni, dalle quali è possibile attingere per approfondire alcune delle tematiche principali di questo libro:

In sopracoperta: Barthélémy d’Eyck, Natura morta con libri.

Autore: Alberto Manguel

Titolo: Vivere con i libri. Un’elegia e dieci digressioni.

Titolo originale: Packing My Library. An Elegy and Ten Digression.

Editore: Einaudi

ISBN: 9788806239770

Sapevo, in quello spazio familiare tra le copertine, che una sera avrei tirato giù un volume mai aperto prima e avrei scoperto una riga che mi stava aspettando da secoli.

  • Le parole sono “creature pericolose”? C’è chi pensa sia un limite della parola, la sua incapacità di descrivere esattamente ciò per cui è stata creata. Lo può certamente essere nel momento in cui crea confusione in determinati ambiti quali la medicina, chimica o altra materia scientifica ma in letteratura, la duttilità della parola, direi che è una ricchezza.
  • I libri sono generosi? Anche in questo senso, la considerazione del libro quale s-oggetto è evidente. Essi sono sempre a disposizione, sono gentili. Ti consentono di conversare con loro e non smettono mai di donarti una parola buona, di conforto.
  • Cosa vale di più? Tenere a mente le citazioni che riteniamo importanti, imparare a memoria i versi che più ci hanno segnato o il supporto che contiene queste citazioni e questi versi? Da qui si apre un dibattito sul possedere o meno il libro, che è ancora per me acceso. Personalmente, lo ammetto, attualmente mi attesto sul possedere.
  • La buona arte nasce dal tormento? Per Manguel, “il mito secondo cui l’artista, per creare, ha bisogno di soffrire racconta una storia sbagliata.”
  • La limitatezza delle parole, comporta che sia stato già scritto tutto? Che siamo condannati alla ripetizione? Manguel in proposito, cita: “La legge borgesiana di Pierre Menard, secondo cui ogni testo è un testo diverso a ogni lettura, vale per tutta la letteratura.” Dando così infinite chiavi di lettura dello stesso testo, ognuna derivante dalla personale interpretazione che ne viene data dal lettore.
  • E a questo concetto si lega quello di Golem, sul quale Borges indagò per tutta la sua vita: “qualcosa in ogni pagina che scriveva lo costringeva ad ammettere che l’autore non era il padrone ultimo della sua creazione, del suo Golem. Questo doppio legame, la promessa di rivelazione che ogni libro offre al suo lettore e l’annuncio di sconfitta che ogni libro rappresenta al suo scrittore, è ciò che fornisce all’atto letterario la sua costante fluidità.” La possibilità, quindi, di infinite letture.
  • L’incapacità di mettere in parole la complessità dell’universo (quale realtà), può essere aggirata tramite il racconto di un sogno? Anche sul concetto di racconto fantastico, di sogno letterario, citando anche alcune delle opere più rappresentative del genere, Manguel pone le basi per l’approfondimento di una tematica piuttosto complessa.
  • In letteratura o sugli scaffali di una libreria, i dizionari dovrebbero occupare lo stesso posto di una qualunque altra grande opera letteraria? l discorso sui dizionari e sugli autori dei dizionari che Manguel definisce “delle creature sorprendenti, che gioiscono delle parole come di nessun’altra cosa”, l’ho trovato fantastico. Non mi era ancora mai capitato di leggere qualcosa sui dizionari e i loro autori e se avete qualche consiglio in merito, vi prego di scrivermi!
  • La letteratura serve a migliorarci? La questione non è certamente nuova e Manguel stesso riporta che “scrittori e lettori hanno dibattuto se davvero la letteratura serva a qualcosa nella società”. A prescindere dalla capacità di uno scritto di suscitare qualcosa di profondo nel singolo lettore, l’autore risponde a questa domanda affermando che “almeno in un senso, comunque, tutta la letteratura è un atto civico: in quello di essere memoria”.
  • E passando, quindi, da una dimensione privata ad una dimensione sociale, si chiede quale dovrebbe essere lo scopo di una biblioteca. Definita un “imperfetto sogno di ordine”, se considerata a livello personale, diviene strumento a livello pubblico, sia per i lettori che per i non lettori, quale “luogo di promozione di una identità comunitaria”. In base alla sua esperienza quale Direttore della Biblioteca Nazionale Argentina, riporta alcuni aspetti dell’organizzazione di una biblioteca utili a far sì che diventi uno “spazio intellettuale comune e condiviso da tutti”. Questo perché anche se la “scoperta dell’arte di leggere è un evento intimo, oscuro, segreto, quasi impossibile da spiegare, simile all’innamoramento”, la biblioteca può e deve ergersi a mezzo attraverso il quale permettere ai lettori potenziali di avere una base sulla quale sviluppare una propria etica della lettura.

Libri che parlano di libri, che ho letto e che consiglio: 

  • Firmino di Sam Savage.
  • Sulla bibliomania di Louis Bollioud-Mermet.
  • L’esercito delle cose inutili di Paola Mastrocola.
  • Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal.
  • Fuori catalogo: storie di libri e librerie di Rocco Pinto.
  • La biblioteca scomparsa di Luciano Canfora.
  • Curiosità bibliografiche. Della bibliofilia, della bibliolitia e altre malattie di Americo Scarlatti.
  • Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno di Ella Berthoud e Susan Elderkin.

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