Letture proibite.

Leggendo La biblioteca scomparsa di Luciano Canfora mi sono imbattuta in una storia che racconta come, nel lontano 640 d.C., Amr ibn al-As, issata la bandiera di Maometto sulle mura di Alessandria, durante il saccheggio della città, trovandosi di fronte a quella che era la famosa biblioteca, mandi a chiedere al califfo Omar cosa fare dei testi che la compongono. La risposta fu chiara:

“se il loro contenuto si accorda con il libro di Allah, noi possiamo farne a meno, dal momento che, in tal caso, il libro di Allah è più che sufficiente. Se invece contengono qualcosa di difforme rispetto al libro di Allah, non c’è alcun bisogno di conservarli. Procedi e distruggili.”

I libri vennero così distribuiti tra tutti i bagni di Alessandria perché fossero utilizzati come combustibile.

La storia del mondo è tempestata di episodi di censura che hanno comportato spesso, non solo l’impossibilità di reperimento e fruibilità, ma anche la materiale distruzione di libri. Il fuoco è il mezzo attraverso il quale è facile incenerire parole, inaridire le menti, impoverire le culture.

E Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi racconta proprio della forza della parola scritta e della “necessità” di farla tacere. Dei potenti che per sottomettere il popolo, non si fanno scrupolo ad utilizzare qualunque mezzo per imporre un proprio ordine.

Titolo: Leggere Lolita a Teheran

Autrice: Azar Nafisi

Traduzione: Roberto Serrai

Editore: Adelphi

ISBN: 9788845921544

“… ero come l’ambasciatore di un paese inesistente, venuta a reclamare, con la mia piccola collezione di libri e la mia sporta di sogni, un paese che credevo mi appartenesse.”

Tra queste pagine si contrappongono in una scontro impari, da una parte un’insegnate e una ristretta nicchia di sue studentesse e dall’altra l’istituzione Università e la maggior parte degli studenti, i “guardiani della Rivoluzione” favorevoli all’instaurazione del regime dell’ayatollah Khomeini.

Si parla quindi del regime della Repubblica islamica instauratosi alla fine degli anni Settanta in Iran. E anche se lo scritto in sé non si caratterizza in maniera ben definita e può risultare confusionario, le parti che narrano della storia personale dell’autrice, della sua quotidianità in un periodo di grandi stravolgimenti per il paese, ne fanno un testo molto interessante dal punto di vista storico e politico.

In particolare, si percepisce fortemente la frustrazione dell’autrice che tenta con i mezzi a sua disposizione, i libri appunto, di portare avanti, come una vera e propria lotta, il suo progetto di studio di letteratura Inglese nelle classi delle Università in cui viene incaricata della relativa cattedra. Il disagio di chi si trova di fronte ad un interrogativo la cui risposta comporta non poche ripercussioni:

il restare, accettando il regime e le regole imposte e continuando a infrangere queste regole per permettere il libero pensiero;

o il lasciare il Paese per poter godere appieno della libertà, non solo intellettuale, sottratta.

Qualunque soluzione potrebbe comunque risultare sbagliata, ma lei le ha tentate entrambe e alla fine ha fatto una scelta.

Quel che  ritengo ammirevole è il voler lasciare testimonianza della propria esperienza. Il suo è un contributo che certamente aiuta ad avere un quadro generale della situazione di quegli anni e fornisce spunti di riflessione per ulteriori approfondimenti di argomentazioni non semplici da affrontare.

Ve ne sarebbero tanti da discutere, ma preferisco qui limitarmi ad un accenno alla questione che ritengo principale e cioè l’attribuzione  alla letteratura che non si accorda al Corano, o comunque all’interpretazione che dei suoi scritti fa il “censore cieco” di turno, di un carattere demoniaco. Una letteratura ritenuta manifestazione di uno stile di vita inaccettabile, di una società (quella occidentale) corrotta perché portatrice di ideali non consoni all’ordinamento sociale e culturale che si intende instaurare.

Tristemente esemplare è il racconto del pomeriggio in cui dopo aver camminato a lungo, l’autrice si ritrova davanti alla sua libreria preferita e presa da una frenesia incontrollabile, irrompe e fa incetta di libri, così tanti da non riuscire poi a pagarli tutti, per il timore di non poterlo più fare. E di lì a poco infatti, quella libreria, come tante altre, verrà chiusa.

Da Lolita di Vladimir Nabokov, a Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerard, da Henry James con il suo Daisy Miller a Jane Austen con Orgoglio e pregiudizio, la letteratura straniera viene messa in catene.

Soffermandosi sull’aspetto letterario, è evidente fin dal titolo di quest’opera come il testo sia ricco di citazioni e faccia menzione di tanti autori e diversi personaggi letterari, noti e meno noti.

Durante la lettura ci si perde in un continuo di nomi, titoli e riflessioni su personaggi e vicende che stimolano all’approfondimento di grandi classici della letterature inglese e americana o alla semplice lettura di autori come E. M. Foster, W. M. Thackeray, T. Smollet, S. Bellow, J. Cleland, D. Sayers. E. C. Bentley, A. Christie, R. Macdonald, R. Chanlder, D. Hammett.

E ho trovato grandioso il lavoro di intreccio tra i tanti personaggi letterari citati, eseguito con la necessità di far emergere i loro caratteri e le situazioni che si trovano a vivere, con l’urgenza di portare alla luce sentimenti comuni di riscatto, di ricerca della libertà. Un lavoro che svolge con il puro intento di insegnare, di far capire a chi la ascolta che, per quanto ognuno di noi possa essere diverso dall’altro, il fine che tutti ci auguriamo di raggiungere è la felicità. 

Chi ama i libri che parlano di libri e cerca una fonte di ispirazione alla lettura, trova qui pane per i suoi denti.

Tutto il “virgolettato” è citazione  o riproduzione testuale di brani delle opere presentate sul blog e ha esclusivo scopo di critica, discussione e ricerca nei limiti stabiliti dall’art. 70 della Legge 633/1941 sul Diritto d’Autore. Per eventuali rettifiche e per segnalazioni si prega di inviare una e-mail all’indirizzo: cosedilibri@cosedilibri.it

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. David

    Una storia che in modo diverso si ripete anche oggi. Grazie per la condivisione.

    1. Nat

      Una storia che pare non debba finire mai, purtroppo. Grazie a te, David!

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.