L’amurusanza

Dovete sapere che d’estate sento ancora più forte il bisogno di star immersa in tutto ciò che mi riporta a Sud, nelle terre di fuoco dove sono nati i miei genitori: terre aspre, selvatiche, quasi remote. Terre per cui mi parte un pezzo di cuore ogni volta che poi vado via.

La mia ultima lettura è servita proprio a questo, e mi ha dato grande soddisfazione, almeno tanto quanto mangiare il gelato al pistacchio a letto di nascosto.

Voglio iniziare dal titolo, che racchiude l’essenza della storia in una parola meravigliosa: Amurusanza. Un termine unico per descrivere l’attitudine a regalare piccole attenzioni, a donare gesti e parole affettuose ai nostri cari, ai nostri amici, al soggetto del nostro amore – sì, soggetto, avete letto bene -. Di questo e non solo racconta Tea Ranno col suo ultimo romanzo, mentre ci porta in Sicilia, in un piccolo paese dove tutti si conoscono, com’è ovvio che sia, e dove la gente campa come ha sempre fatto. O almeno fino a quando le brutture dell’arroganza, dell’avidità e della stoltezza di un uomo asservito che si crede padrone, non arrivano a intenti tanto abominevoli da provocare crepacuori. Così, quello che inizialmente sembra essere il protagonista lascia spazio al personaggio femminile, intorno a cui cominciano a girare pensieri, parole, sogni. E le storie di vita di chi, come lei, inizia ad “usari amuri”, a lasciarsi andare, ad aprirsi e ad avere gentilezze e mollezze di cuore che trasformano gli animi anche più acerbi e chiusi alla passione, dando il via ad una nuova stagione orchestrata “dall’alto”.

Titolo: L’amurusanza
Autrice: Tea Ranno
Editore: Mondadori
ISBN: 9788804709244

E la notte sarebbe passata in parole e amore, l’amore detto e l’amore fatto, l’amore ricamato, l’amore cucito tra un sospiro e un piacere, l’amore scucito e di nuovo imbastito per essere scucito e ricucito ancora fino a quando non fosse sopraggiunto il sonno.

Con la sua scrittura vivace, Ranno mi ha ricordato quel realismo magico sudamericano che sempre mi ha rapito, un po’ Allende, un po’ Amado (con la sua Dona Flor e il marito fantasma che torna per continuare ad amarla appassionatamente), mantenendo sempre viva la mia curiosità, ammagandomi con la sonorità del dialetto siciliano e accompagnandomi verso una fine inaspettata. Non avevo mai letto nulla di suo prima d’ora, e mi sono incuriosita. D’altra parte, questa lettura s’inserisce perfettamente tra le mie elucubrazioni mentali sul mondo e sugli esseri umani, su come sarebbe bello vivere solo amando, perdonando e offrendo vita agli altri, riconoscendoli e dando a loro e a noi stessi l’opportunità di cambiare le cose, credendoci davvero. Pare utopia; io lo chiamo sogno. E voi?

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