Domani nella battaglia pensa a me

“La vida es sueño”, diceva Calderón de la Barca nella sua opera omonima. “La vida es engaño”, sembra dire Javier Marías in questo suo romanzo. “È la vita o la morte ad ingannarci?”, domando io a me stessa, in questa sera d’agosto.

C’ho messo un po’ a digerire questo libro un tantino pesante, a parer mio, perchè la storia non è per niente semplice già di suo e l’autore sembra voler rendere le cose ancora più complicate, mescolando le carte dei ricordi del protagonista (un figone nella mia testa, uno sfigato per l’episodio assurdo che dà il via alle vicende narrate e alle sue riflessioni).

Il succo è questo: lui va da lei (conosciuta da poco, sposata, con coniuge momentaneamente all’estero) per una cena con dopocena che non sarà mai come immaginato per un gioco del destino, chiamiamolo così. Dopo questa notte singolare, lui rimane in uno stato d’incantamento che lo spinge a conoscere la famiglia di lei e ad affrontarne, in un certo senso, il marito. Non voglio svelare troppo, anzi direi che non voglio svelare nulla, il libro è intrigante e strano, forse confuso, o forse sono confusa io (e non sarebbe neanche una novità). Marías l’avevo già letto, ma non lo frequentavo da un po’, il suo stile è fuori dall’ordinario. Mi piace, ma ho capito che posso assumerlo solo a piccole dosi, perchè ha questa scrittura che si sfilaccia e si riavvolge e in alcuni punti si ripete, identica a poche pagine prima e quindi cominci a dubitare, più o meno come quando esegui un lavoro col filo di lana e procedi con lena, ogni tanto ti accerti che vada tutto bene e vai avanti, fino a quando guardi l’insieme e ti accorgi che ci sono dei buchi e allora torni indietro, disfi e ricominci, ricominci e disfi, finchè finalmente non sbrogli un nodo cruciale e passi oltre, e tutto si dipana alla perfezione, o quasi. Non so se mi sono spiegata, ma è questa l’immagine più chiara che mi viene in mente per descrivere l’andamento – lento – di questo libro dalla trama inverosimile.

“[…] nessuno smette mai di stare nella vita finché ha coscienza e rimescola ricordi, anzi, sono i ricordi che rendono ogni vivo pericoloso e sempre in attesa, è impossibile non collocare e ridurre i ricordi al futuro, vale a dire, non individuarli soltanto nell’avere perduto ma anche nel dare e in quello che sta per venire, vi sono cose che non si riesce a credere che non debbano ripetersi, quello che è stato una volta non si può escludere che torni a essere […]”

Titolo: Domani nella battaglia pensa a me

Autore: Javier Marías

Editore: Einaudi

ISBN: 9788806219604

Se avete dimestichezza con l’autore madrileno forse sarà più facile per voi comprendere il mio sconcerto. Sì, è così che lo definirei. Perchè nella finzione, Marías parla di cose reali, parla di vita e di morte, di ciò che accade e può accadere, durante la notte e durante il giorno, di come puoi incrociare le persone e le loro storie e di come ci entri dentro e ne divieni un po’ spettatore, un po’ accompagnatore, di come tutto sia caduco e ingannevole, ripetiamolo nuovamente. Di come gli altri (che siamo anche noi) siano capaci d’ingannarci per i motivi più disparati, a volte per un desiderio di possesso o un sentore di abbandono. Forse, semplicemente, per l’illusione di amare.

La vida es sueño – diceva Calderón  de la Barca.

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