Come le parole possano raggelare il sangue.

Non ero sicura di voler scrivere di questo testo. Scelto come libro del mese dal Circolo di Lettura, l’ho letto quasi tutto d’un fiato e arrivata alla fine, mi sono chiesta cosa mi avesse lasciato da riportare durante la discussione. Non è stato difficile darmi una risposta, dato che di argomentazioni ce ne sono molte da sviluppare. Il fatto è che si tratta di un libro amaro, di una storia dura e anche la scrittura dell’autore (e la traduzione forse non proprio all’altezza) è come un boccone freddo, difficile da mandare giù. Ecco, forse è proprio la freddezza del testo, la lucidità a tratti cinica, del racconto e delle esposizioni delle vicende che si susseguono ad avermi raggelato il sangue.

Non voglio raccontare nulla della storia di Cora, la protagonista, e dei personaggi che gravitano intorno a lei durante la sua tormentata vita. On line si trovano diverse valide recensioni*. All’autore son stati conferiti inoltre il Premio Pulitzer e il National Book Award nel 2016, per cui si tratta di un libro di cui si è parlato molto.

Titolo dell’opera: La Ferrovia Sotterranea.

Titolo originale: The Underground Railroad

Autore: Colson Whitehaed

Traduttore: Martina Testa

Editore: Edizioni SUR

ISBN: 978-88-6998-087-9

Sono così giunta al giorno della discussione del libro, con alcuni punti che mi hanno colpito in particolare e sul quale si sono aperte poi ulteriori argomentazioni. Due ore non sono bastate a svilupparle a dovere ma quanto meno, il parlarne con altre persone e il confrontare le diverse opinioni, mi hanno permesso di sciogliere quel nodo che si era aggrovigliato pagina dopo pagina e che alla fine mi aveva bloccata.

Si noterà, forse, una certa fatica ad esprimere anche qui i concetti che vorrei riportarvi. Come dicevo, ero seriamente indecisa se scrivere o no di questo libro. Ma alla fine, aiutata anche da quanto scaturito dalla discussione affrontata al Circolo di Lettura, mi sono convinta che invece sì; è necessario parlare di questo libro, quanto meno per riscattare Cora e insieme a lei Sukey, Peggy, Martha e Lizzie. Lascio scoprire a voi perché ho scelto questi nomi in particolare. Nomi che vengono riportati nella struttura del testo in un modo peculiare. Anche se da pronunciare, di nomi, ve ne sarebbero un’infinità.

Perché questi danno identità a persone che non sono state mai considerate tali. Che sono state private della propria umanità, della propria fisicità e anima, della propria libertà. E non parlo di una privazione che consegue al colore della pelle. Tutti i protagonisti di questa storia sono “mutilati”, in qualche modo e in maniera diversa, di parte della loro umanità.

Ed è dal concetto di “disumanità” che scaturisce un elenco di spunti di riflessione che potrebbe essere utile anche per un approfondimento a livello storico. Ma non solo, dato che il concetto stesso è facile da attualizzare. Anche se sotto diverse forme, molti aspetti dello schiavismo possono adattarsi a situazioni presenti ancora nella società di oggi. Da questo punto di vista, considero questo libro una lettura che dovrebbe essere fatta nelle scuole, dato che, anche se si tratta in questo particolare caso di Storia Americana, non può non essere considerato come un fenomeno che riguarda tutti. Quando si parla di disumanità e violazione dei diritti dell’uomo, indipendentemente dal posto in cui ci si trovi o dal tempo in cui si viva, tutti dovremmo sentirci coinvolti.

  • La Ferrovia sotterranea: “Quante mani c’erano volute per costruire quel posto? E i tunnel al di là di quello, dove e quanto lontano portavano? Pensò alla raccolta del cotone… Quando gli schiavi finivano, avevano tolto ai campi il loro colore. Era un’operazione magnifica, dal seme alla balla, ma nessuno di loro poteva andare orgoglioso del proprio lavoro. Gli era stato rubato. Strappato col sangue. Il tunnel, i binari, le anime disperate che trovavano la salvezza nel coordinamento fra le stazioni e gli orari: quella sì era una meraviglia di cui andare orgogliosi. Cora si chiese se le persone che avevano costruito tutto ciò avessero ricevuto una ricompensa adeguata.” Per chi avesse qualche dubbio in merito a questa linea ferroviaria segreta, pare sia esistita veramente e sul web si trovano diversi studi, corredati di testimonianze, documenti e mappe che attestano il suo funzionamento.
  • Della Tratta degli schiavi e dello Schiavismo, parlano le pagine dei testi di Storia e chissà quanti libri! In questo in particolare, si parla di “Corpi rubati che lavoravano terra rubata”. E il concetto non può non legarsi a quello di
  • Libertà: Di essa viene detto: “un briciolo di libertà era il castigo peggiore di tutti, poiché metteva dolorosamente in luce la bellezza della libertà vera.” E delle schiave fuggite dalle piantagioni e ricercate o “liberate” negli Stati in cui era possibile scioglier loro le catene, è agghiacciante leggere: “Erano andate a letto credendosi libere… Credendo di essere padrone della propria vita. Ma venivano ancora raggruppate e addomesticate.” Gli schiavi o ex tali, non erano liberi neanche dopo la morte. I corpi venivano rubati nottetempo per i laboratori di anatomia.
  • Si parla poi di conseguenza anche di Emancipazione e della paura che scaturiva per i bianchi dall’idea della sottrazione dallo stato di soggezione della popolazione nera e del riconoscimento di diritti uguali per tutti: “L’America ha importato e allevato così tanti africani che in molti stati i bianchi sono ormai in minoranza. Anche solo per questo motivo, l’emancipazione è impossibile. Grazie alla sterilizzazione strategica – prima delle donne, col tempo di entrambi i sessi – potremmo liberarli dalla schiavitù senza paura che ci massacrino nel sonno.” E dalla paura ha origine
  • il Razzismo, al quale si lega il concetto espresso nel testo come l’Imperativo Americano, basato sul presupposto dell’esistenza di una razza biologicamente e storicamente «superiore», destinata al comando e al predominio assoluto nei confronti  di altre «inferiori», destinate alla sottomissione: “Ecco qual era il vero Grande Spirito, il filo divino che collegava tutte le umane imprese: se una cosa sai tenertela stretta, è tua. La tua terra, il tuo schiavo o il tuo continente. L’imperativo americano.” Si parla di un Destino manifesto: “Significa prenderti ciò che è tuo, quello che ti appartiene, qualunque cosa pensi che sia. E tutti gli altri se ne stanno ai loro posti assegnati per permettertelo. Che siano i pellerossa o gli africani, devono arrendersi, sacrificarsi, in modo che noi possiamo ottenere ciò che ci spetta di diritto.” …”lo spirito americano, quello che ci ha fatti venire dal Vecchio Mondo al Nuovo, a conquistare, costruire e civilizzare. E distruggere quello che va distrutto. A elevare le razze inferiori. Se non a elevarle, a sottometterle. Se non a sottometterle, a sterminarle. Il nostro destino prescritto da Dio: l’imperativo americano.” E quale mezzo può rendere possibile l’emancipazione di un soggetto se non l’istruzione?
  • L’istruzione, nell’accezione più basilare di saper legger e di saper scrivere, rende le persone libere e in un contesto come questo, è inconcepibile che uno schiavo possa prendere in mano un libro: “Guardati intorno. Se ammazzano uno schiavo per aver imparato a leggere, come pensi che la prendano una biblioteca? Siamo in una stanza che trabocca di idee. Troppe idee per un uomo di colore. O una donna.” E invece Cora legge, si siede nella biblioteca piena di “scaffali traboccanti di meraviglie”, in cui trova file di libri di storia, di varia letteratura e di almanacchi che amava in particolare. Cora sentiva l’urgenza, che mi commuove, di leggerli tutti! “C’erano state persone che avevano messo tutto ciò nero su bianco, in qualche stanzetta. Alcune di quelle persone avevano addirittura la pelle nera come lei. Ogni volta che apriva la porta, il pensiero le annebbiava la testa.”

E poi c’erano i versi dei primi poeti neri e le autobiografie di oratori di colore: Phillis Wheatley, Jupiter Hammon, Benjamin Banneker.

Come un balsamo, le parole messe nero su bianco, hanno avuto il potere di lenire le profonde ferite fisiche e inferte all’anima, di chi è stato messo in catene. Sono state, come lo sono ancora oggi, un rimedio portentoso contro la sofferenza. Un bene di conforto, sollievo e consolazione.

Se siete tristi, leggete un libro.

*Vi consiglio questa: Quando un grande scrittore rende liberi dal dolore della schiavitù.

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