Ci si può salvare con l’arte?

Questo libro risponde in maniera chiara a questa domanda, ripercorrendo le storie di persone per le quali sì, si può dire senza alcun dubbio che l’arte, nella sua accezione più ampia di “prodotto culturale”,  ha salvato loro la vita.

Si tratta di storie ognuna diversa dall’altra per epoche e per luoghi. Capitolo dopo capitolo vengono riportate le esperienze di diversi personaggi più o meno noti, mettendo in evidenza quanto nella loro vita abbia influito l’arte fatta propria per passione o per caso, per dedizione o puro talento. Essa risulta il mezzo attraverso il quale in alcuni casi, migliorare le proprie condizioni di vita e in altri, diventa un vero e proprio sostegno, un appiglio a cui agganciarsi per non lasciarsi andare.

Titolo dell’opera: Come Dante può salvarti la vita.

Sottotitolo: Conoscere fa sempre la differenza.

Autore: Enrico Castelli Gattinara

Editore: Giunti Editore S.p.A.

ISBN: 978-88-09-88200-3

“Perché c’è stato qualcuno, un uomo in carne e ossa, che ha rivelato come una serie di versi che era stato costretto a imparare a memoria gli abbiano permesso di sfuggire alla morte. Non è stato né il primo né l’ultimo, ma la sua testimonianza è diventata la mia bandiera.”

Grafica e illustrazione di copertina: Luca Dentale – studio pym

Vengono così riportare tutta una serie di esperienze, che elenco in maniera sommaria qui, limitandomi a citare solo alcuni dei nomi fatti e delle vicende proposte nel testo. L’invito è ovviamente quello di leggere il libro in cui questi argomenti, qui solo accennati, sono arricchiti di particolari che li rendono dei racconti decisamente speciali.

  • La POESIA e in particolare i versi del Canto di Ulisse, XXVI canto della Divina Commedia di Dante, tengono legato Primo Levi alla vita durante la sua prigionia nel lager di Auschwitz.
  • La MUSICA e lo strumento musicale scelto per abbracciarla, il contrabbasso, ha reso la vita di Edicson Ruiz, bambino nato nel Barrio de La Candelaria a Caracas, e di tanti altri ragazzi come lui, una sinfonia.
  • il TEATRO e la recitazione, grazie anche all’impegno di un registra e attore di nome Marco Baliani e al nostro Pinocchio di Collodi, fanno riemergere i bambini e i ragazzi di uno slum di Nairobi in Kenya, dalla loro condizione di reietti ad una realtà che non avrebbero altrimenti sperimentato.
  • la FOTOGRAFIA ha riscattato Keita dalla sua condizioni di clandestino. Giunto in Italia come tanti nelle sue condizioni, ha avuto occasione di cogliere attraverso i suoi stessi occhi aspetti della realtà che altrimenti sarebbero rimasti celati e di trasmettere attraverso le immagini, un racconto non solo di chi e cosa lo circonda, ma anche di sé stesso.
  • la PITTURA è ancora di salvezza per una misera e tormentata vita quale quella di Antonio Ligabue. Attraverso il disegno riesce a ritagliarsi momenti di pace e libertà. Non avrà mai grandi aspirazioni di fama e il riconoscimento della grandiosità delle sue opere, arriverà solo dopo la sua morte, come per tanti altri grandi come lui.
  • il CINEMA e la regia, hanno incontrato Dagmawi Yimer, che da studente di Giurisprudenza diviene un perseguitato politico nel suo Paese, l’Etiopia. Fugge per giungere rifugiato in Italia e tramite una telecamera, documenterà spezzoni di vita di tutti i giorni con grande sensibilità.

Afferma il prof. Castelli: “la cultura è come un vento capace di spirare ovunque e di prendere con sé chi gli serve, respiro di un mondo che non ammette barriere e coglie ogni occasione d’incontro”. Sono sicura che questo “vento” ha spirato per ognuno di noi, almeno una volta nella vita.

Pagina dopo pagina, si percepisce l’accorato desiderio dell’autore di sottolineare quanto sia importante apprendere le cose e conoscere le persone, approfondire, studiare, imparare a memoria e far diventare parte di sé quanto si è appreso. Soprattutto in una società come quella di oggi, in cui la fretta la fa da padrone, il prodotto è sempre pronto al consumo e in cui è molto facile proporsi quale oggetto di attenzione o ricercare e fare proprie informazioni, senza che ci si debba pensare su più di tanto, bisognerebbe fermarsi un attimo a riflettere che non tutto è come sembra e che “conoscere fa sempre la differenza.”

In un contesto come quello attuale nel nostro Paese, penserete che probabilmente nessuno direbbe che la poesia, l’arte o la cultura in generale e la bellezza che da questa scaturisce, gli ha salvato la vita. Come risulta anche dai sondaggi che il professore ha fatto nelle sue scuole con suoi studenti e di cui riporta qui gli esiti. E invece è successo e continua a succedere. Accade ancora che la poesia possa “aiutare le persone a diventare migliori e rendere così migliore il mondo stesso”, come afferma Breyten Breytenbach, uno dei tanti poeti che vengono citati alla fine del libro. L’ultimo capitolo, intitolato “La poesia che ti salva la vita” è un omaggio che ho trovato commovente, a quest’arte che nonostante tutto, dà una possibilità di riscatto, a tutti indifferentemente, perché “ognuno di noi può resistere se mantiene dentro di sé la libertà di abitare poeticamente anche solo nei propri pensieri”.

E volutamente chiudo riprendendo i versi del grande poeta libanese Khalil Gibran, proprio come l’autore fa alla fine di questo meraviglioso libro:

La poesia, cari amici, è la sacra incarnazione di un sorriso.

La poesia è respiro che asciuga le lacrime.

K. Gibran, Le parole dell’amore.

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Questo articolo ha un commento

  1. Non vedo l’ora di leggerlo! 😉

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