Anna Karenina

Anna Karenina non è solo un libro su Eros. Anna Karenina è un libro su Thanatos. Non solo passione e tradimenti, gelosie e voluttà, ma dolore e morte. Ineluttabili.

Il libro è così famoso che è inutile perdersi in chiacchiere sulla trama; la ricchezza di personaggi e accadimenti è talmente vasta che non basterebbe una recensione. È invece su questo aspetto che ci vogliamo concentrare: la lotta viscerale tra l’istinto egoistico alla felicità che promette la passione e l’altra faccia della sua medaglia, la sofferenza che culmina in una fine vendicativa, nonostante il suo compimento.

Il mito greco racconta come Thanatos fosse la personificazione maschile della morte, Eros il dio alato dell’amore; li incontriamo entrambi durante una “monomachia”, un duello tra Achille e Pentesilea, regina delle amazzoni e figlia del dio della guerra, quando il primo trafiggendo con la spada la seconda, viene fulminato dall’Amore mentre lei sta ormai per essere rapita dalla Morte. Una storia infelice tra due amanti, proprio come quella tra l’affascinante Anna e il giovane Vronskij.

Tolstoj – magnifico esponente della sublime e devastante letteratura russa – sembra descrivere nel suo noto romanzo una continua altalena, una contrapposizione perpetua tra l’istinto alla vita e alla felicità e l’istinto alla distruzione, propria e altrui. Anna è un’incarnazione perfetta di questo dualismo che la lacera nel profondo. Rinuncia a tutto per amore e in esso si perde.

Ma diciamoci la verità, la povera Anna è una sfigata: incontrare l’amore della sua vita e assistere subito dopo all’atroce morte di un uomo… Di certo, non di buon auspicio. Anche se non siamo superstiziose, crediamo nelle coincidenze e già solo quella avrebbe dovuto far fuggire la protagonista a gambe levate. Eppure Eros sembra attirarla inevitabilmente a sé, tanto più quanto ella cerchi di opporvi resistenza e ancor più quando tutto intorno a lei sembra suggerirle che non sarà davvero felice. Dovrà rinunciare anche a suo figlio, cui diranno che la madre è morta mentre è ancora in vita, ma semplicemente ha scelto un altro modo di vivere, che non è quello utile a salvare le apparenze che l’irreprensibile marito Karenin le offre più volte.

“Alla morte, di cui gli parlavano così spesso, Serjòza non credeva affatto. Non credeva che le persone da lui amate potessero morire, e in particolar modo ch’egli stesso sarebbe morto. Questo per lui era completamente impossibile e incomprensibile.”

Autore: Lev Tolstoj

Titolo: Anna Karenina

Editore: Feltrinelli

Curatore: Gianlorenzo Pacini

ISBN: 9788807900006

Il figlio di Anna non crede alla sua morte, che già lei aveva sfiorato dopo aver partorito la figlia del suo amante, ma che non la porta via, assieme ai suoi sensi di colpa. Da quel momento è un tripudio di momenti di estasi assoluta tra i due e ore di totale – e banale – disperazione per la mancanza di attenzioni dell’uno e la soffocante gelosia dell’altra. Alla fine, sopraffatta dalle paranoie, Anna si getta sotto le rotaie d’un treno e Vronskij, fiaccato dalla perdita, va a combattere una guerra straniera.

Ma noi non ci lasciamo abbattere da questa orrenda fine. Perché, tra le pagine di questo romanzo, Tolstoj non dimentica di far trionfare l’amore nelle sua accezione più alta, con la figura di Levin, che tra l’altro ci sembra quasi il reale protagonista del romanzo. Angosciato anche lui dalla morte del fratello Nicolaj e accarezzato, alla fine del libro, da istinti suicidi per via dei suoi continui dubbi esistenziali, alla ricerca di una fede che s’accapiglia con la ragione, rimane comunque forte e ancorato alla sua terra, ai ritmi delle stagioni e all’avvicendarsi dei lavori nei campi, fedele al ciclo della vita che si può sintetizzare in “seme, vita e di nuovo seme”. Un ciclo naturale della vita che sì, si conclude con la morte ma che traducendosi essenzialmente in trasformazione, non comporta una “fine” bensì permette l’inizio di nuova vita e così per sempre. E cosa definisce meglio un amore se non il “per sempre”?

Levin, insieme a Kitty e alla nascita del loro figlioletto, sono il simbolo di questo infinito circolo amoroso naturale. Insieme si allontanano dalla città e dai suoi “intrighi di corte”, dalla società aristocratica e dai sentimenti che, facendo prevalere l’erotismo e la passione, si allontanano dall’amore più puro.

Mentre Anna col suo suicidio e Vronskij con la sua partenza in guerra tradiscono inesorabilmente il loro amore, Levin e Kitty lo tengono stretto fra le loro braccia.

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